Luglio 2026 da record alla Riserva Karen Mogensen

Luglio 2026 da record alla Riserva Karen Mogensen. E ora cresce l’attesa per il possibile Super El Niño

La nostra stazione meteorologica della Riserva Karen Mogensen, operativa in modo continuativo dal 2017, ha registrato un risultato che merita attenzione: luglio 2026 è stato contemporaneamente il luglio più caldo e il luglio più secco dell’intera serie storica.

I dati parlano chiaro.

  • 🌡️ Temperatura media mensile (Tmed): 27,0 °C
  • 🌡️ Temperatura massima media: 32,1 °C
  • 🔥 Temperatura massima assoluta: 34,6 °C
  • 🌧️ Precipitazioni mensili: 90,0 mm

Per confronto, luglio 2025 aveva registrato:

  • 🌡️ Temperatura media: 26,1 °C
  • 🌡️ Temperatura massima media: 30,7 °C
  • 🌧️ Precipitazioni: 120,2 mm

In un solo anno osserviamo quindi:

  • +0,9 °C nella temperatura media mensile;
  • +1,4 °C nella temperatura massima media;
  • circa 25% di precipitazioni in meno.

Non è solo un record statistico. È soprattutto la combinazione di caldo persistente e deficit di precipitazioni a destare preoccupazione, perché aumenta lo stress idrico della foresta tropicale, modifica i cicli ecologici e rende gli ecosistemi più vulnerabili.

Una serie ancora giovane, ma già molto significativa

Nove anni di osservazioni non costituiscono una climatologia di lungo periodo, ma rappresentano ormai una base solida per individuare tendenze e anomalie.

La Riserva Karen Mogensen è un osservatorio privilegiato dei cambiamenti climatici nell’America Centrale, una delle aree dove gli effetti delle variazioni del regime delle piogge possono essere particolarmente rilevanti per biodiversità, disponibilità d’acqua e servizi ecosistemici.

Lo sguardo va ora al Pacifico: il possibile Super El Niño

A rendere ancora più interessante il quadro sono le prospettive per i prossimi mesi.

Il grafico delle previsioni stagionali ECMWF per l’indice Niño 3.4 mostra ormai una convergenza molto marcata degli scenari verso un El Niño molto forte, con anomalie che nella maggior parte dei membri dell’ensemble superano i +3 °C tra ottobre e dicembre. Se questo scenario si confermerà, ci troveremmo di fronte a un evento eccezionale. (ECMWF)

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) considera ormai molto probabile lo sviluppo di El Niño nella seconda metà del 2026, mentre ECMWF evidenzia che l’evento potrebbe raggiungere intensità elevate, pur ricordando che permane un certo grado di incertezza tipico delle previsioni stagionali. (World Meteorological Organization)

Cosa potrebbe significare per il Costa Rica?

Gli effetti di El Niño in America Centrale sono ben noti, anche se ogni evento presenta caratteristiche proprie.

In Costa Rica, soprattutto sul versante Pacifico, gli episodi di El Niño tendono a favorire:

  • una diminuzione delle precipitazioni;
  • periodi secchi più lunghi;
  • temperature superiori alla norma;
  • maggiore stress per foreste, agricoltura e risorse idriche.

Naturalmente sarà necessario seguire l’evoluzione nei prossimi mesi: l’intensità dell’anomalia oceanica non si traduce automaticamente nello stesso livello di impatto locale. Tuttavia, il quadro delineato dai principali modelli stagionali suggerisce che il monitoraggio dovrà essere particolarmente attento. (ECMWF)

Continueremo a monitorare

La nostra stazione meteorologica continuerà a documentare giorno dopo giorno l’evoluzione del clima nella Riserva Karen Mogensen.

Se il 2026 dovesse davvero evolvere verso un Super El Niño, la serie osservativa della stazione potrà fornire un prezioso contributo per comprendere come un evento ENSO estremo influenzi una foresta tropicale del Costa Rica, confrontandolo con gli anni precedenti e con quelli che seguiranno.

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